La manovra del Governo Monti comincia a sortire i suoi effetti: dopo il blocco stradale e autostradale dei tir è la volta dei benzinai che annunciano uno sciopero di una settimana.
La protesta degli autotrasportatori, iniziata la scorsa settimana in Sicilia, si è velocemente dilagata in tutt’Italia e durerà fino al 27 gennaio.Con il blocco, gli autisti di tir protestano contro l’aumento dei prezzi della benzina, contro i rincari dei ticketdelle autostrade e contro l’innalzamento dell’Irpef.
Molti i disagi causati dallo sciopero ed è allarme soprattutto per il rifornimento di supermercati e pompe di benzina.
I distributori di carburante sono stati letteralmente presi d’assalto anche in vista dello sciopero dei benzinai previsto per i prossimi giorni.La FIGISC, federazione italiana gestori impianti stradali e carburanti, ha infatti annunciato uno sciopero di 7 giorni contro il decreto liberalizzazioni varato dal governo Monti. La federazione contesta l’eliminazione nel decreto della clausola che consentiva anche ai piccoli gestori, legati alle compagnie da contratti di comodato, di acquistare il 20% dei carburanti liberamente.
Si prevedono scioperi anche da parte delle compagnie petrolifere, fermamente decise ad opporsi alla possibilità che un terzo dei loro impianti possa essere riscattato dai gestori, come previsto dal decreto liberalizzazioni.
La situazione si prospetta complessa, ma sono già arrivate le prime rassicurazioni. L’ADOC, l’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, ha sottolineatoesistono limitazioni sulla durata degli scioperi nei servizi pubblici essenziali: in questi settori le serrate non possono superare le 72 ore.
Quanto allo sciopero dei tir dovrebbe concludersi nella giornata di venerdì e la situazione dovrebbe quindi tornare presto alla normalità.
Inserito in martedì, gennaio 24th, 2012
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Sono oltre novanta le riforme previste dal decreto sulle liberalizzazioni, varato il 20 gennaio dal governo Monti. L’obiettivo è rilanciare la crescita eliminando le ingessature storiche del mercato italiano. Il decreto riguarda diversi settori: assicurazioni auto, farmacie, taxi e il delicatissimo tema della benzina. Quest’ultimo in particolare è un argomento molto sentito dai consumatori. Vediamo quindi nello specifico quali cambiamenti determinerà il decreto liberalizzazioni in materia di carburanti.
Le nuove disposizioni di legge varate dal governo tecnico puntano a varare una riforma della rete di distribuzione che faccia diminuire il prezzo della benzina in Italia, uno tra i più alti d’Europa. Il testo circolato prevede in primo luogo che cada l’esclusiva tra compagnie e gestori: i distributori potranno liberamente rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa nazionale ed europea.
Tale regola però vale solo per i distributori titolari anche della relativa autorizzazione petrolifera che rappresentano una minoranza nel nostro paese. E’ infatti stata eliminata nell’ultima stesura, la norma che consentiva anche ai piccoli gestori, legati alle compagnie da contratti di comodato, di acquistare il 20% dei carburanti liberamente in attesa di ridiscutere i contratti.
La seconda novità prevista è la possibilità per i gestori degli impianti di distribuzione di aggregarsi. L’obiettivo è quello di sviluppare la capacità di acquisto all’ingrosso dei carburanti, dei servizi di stoccaggio e del trasporto dei medesimi in moda tale da ridurre il costo della benzina. Inoltre, allo scopo di aumentare il numero di gestori indipendenti, il decreto liberalizzazioni prevede che i titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da soli o in società o cooperative, possano accordarsi per riscattare gli impianti dalle compagnie. Il riscatto potrà avvenire in seguito al pagamento di un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni già pagati, dell’avviamento e degli andamenti del fatturato.
La normativa determina inoltre l’annullamento di ogni limite al numero dei distributori self-service posti fuori dai centri abitati e la possibilità per i gestori di vendere anche prodotti non-oil: alimenti, bevande, quotidiani e tabacchi.
Infine, più chiarezza e maggiore trasparenza nelle informazioni ai consumatori sui prezzi.
Questi in sintesi i principali cambiamenti introdotti dal decreto liberalizzazioni in materia carburanti. L’obiettivo delle norme è ridurre il prezzo della benzina, ma per ora l’unico effetto prodotto è stato lo sciopero dei benzinai e il blocco dei tir.
Inserito in martedì, gennaio 24th, 2012
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Parlare di benzina in questo momento è come parlare di un bene di lusso. Il prezzo continua a salire e sempre più automobilisti e autotrasportatori si trovano in difficoltà, come emerge dai recenti fatti di cronaca.
Molti di noi, quindi, in questi giorni si staranno domandando quali siano i fattori che maggiormente influiscono su questi rincari e soprattutto come sono ripartiti i soldi che spendiamo per il carburante. Per rispondere a queste domande può essere utile analizzare nel dettaglio la composizione del costo della benzina.
Il prezzo finale della benzina è dato dai seguenti elementi: il Platt, il margine lordo dell’azienda petrolifera e la tassazione (accise e Iva).
Il Platt rappresenta il valore a cui le raffinerie possono vendere una tonnellata di benzina o di gasolio in un dato giorno. LA Platts è una compagnia americana fondata nel 1909, il cui business consiste nel determinare il prezzo di mercato delle principali materie prime raffinate, tra le quali appunto la benzina. Quindi il prezzo internazionale del carburante non corrisponde al prezzo del greggio, ma è stabilito dalla Platts sulla base dell’incontro tra domanda e offerta.
Veniamo ora al secondo aspetto, il margine lordo dell’azienda petrolifera. Esso è solitamente pari a circa il 7-15% del prezzo finale del carburante e comprende tutte le spese sostenute dall’azienda per la gestione di tutti i passaggi del greggio all’interno della filiera produttiva. Il margine lordo comprende quindi il trasporto in raffineria, la lavorazione del greggio, il costo del deposito, il trasporto al punto vendita e infine le spese di gestione della pompa.
Infine abbiamo la componente fiscale. La tassazione sulla benzina si suddivide in due categorie: le accise sui carburanti (nazionali e regionali) e l’Iva. Le accise sono imposizioni fiscali sulla produzione e sul consumo di determinate tipologie di prodotti e servizi che consentono allo stato di incassare denaro e fare fronte a situazioni di emergenza. Attualmente l’accisa nazionale sui carburanti risulta pari 704,20€ per ogni 1000 litri di benzina e pari a 593,20€ per ogni 1000 litri di gasolio.
L’aliquota IVA da applicarsi sui carburanti è pari al 21%. Essendo un’imposta sul valore, incide ossia sul prezzo di un bene, viene applicata anche sull’importo dell’accisa, determinando così l’odioso fenomeno della tassa sulla tassa.
Se consideriamo tutte queste voci, potremmo scomporre il costo finale di un litro di benzina nel seguente modo:
- Quotazione PLATTS (Materia Prima): €/lit 0,5826
- Margine Lordo: €/lit. 0,1254
- Accisa nazionale: €/lit. 0,7042
- Accise regionali: variano da regione a regione, ma sono stimate intorno a€/lit. 0,0258
- IVA 21%: €/lit. 0,3020
Totale: €/lit. 1,74

Inserito in martedì, gennaio 24th, 2012
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Inserito in martedì, febbraio 1st, 2011
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Una nuova iniziativa sta facendo il suo ingresso in alcune città italiane: si tratta dei detersivi alla spina.
Un progetto sicuramente curioso e degno di essere qui brevemente trattato in quanto orientato al rispetto dell’ambiente ed alla riduzione dei costi, temi che sono oggi anche due grandi necessità.
Nel nostro Paese stiamo assistendo all’apertura di appositi locali con dispenser di detersivi vari dotati di erogatore: i consumatori vi si recano con un flacone portato da casa e acquistano detersivo sfuso. Questo comporta una trasformazione culturale e una diversa organizzazione produttiva e distributiva, ma come dicevamo ha appunto dei risvolti positivi circa la sostenibilità ambientale.
Ad esempio, con tale iniziativa si contribuisce ad una serie di importanti azioni, quali:
- il risparmio dell’energia necessaria alla produzione ed al trasporto dei contenitori;
- la riduzione dei rifiuti, con conseguente riduzione dei costi a livello energetico, ambientale e sociale, della raccolta e dello smaltimento;
- la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
Costituisce sicuramente uno spunto interessante per imprese e singoli cittadini sia per il proprio consumo sia come nuova opportunità di business.
Inserito in martedì, dicembre 14th, 2010
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Un nuovo progetto posto in essere da Banca d’Italia dallo scorso 1 Dicembre: si tratta della pubblicazione periodica di report sul “Rapporto sulla stabilità finanziaria“. Il documento è diviso in tre sezioni:
- I rischi macroeconomici e i mercati internazionali
- Il sistema bancario e finanziario
- I mercati, i sistemi dei pagamenti e le infrastrutture
Concentrandoci sul nostro Paese, quel che emerge dal primo Rapporto sulla stabilità finanziaria è in linea generale una situazione economica e una redditività delle imprese in miglioramento, seppur persistano a farsi sentire gli effetti della crisi.
I tempi di pagamento tra imprese si sono allungati: se confrontato a livello internazionale il grado di indebitamento delle aziende italiane è in linea con gli altri paesi. Ma a ben vedere, l’alta quota di debiti a breve termine e la prevalenza tra le passività a lunga scadenza di contratti a tasso variabile accrescono, in prospettiva, i rischi connessi con un rialzo dei tassi di mercato.
A livello bancario la valutazione degli investitori inerente la solidità dei principali istituti di credito risente delle tensioni sui titoli sovrani di alcuni Paesi; tuttavia, gli indicatori di mercato e le misure di rischio sistemico mostrano che gli effetti sulle nostre banche sono nel complesso contenuti. Il credito alle imprese è infatti cresciuto, grazie al rientro delle tensioni nell’offerta e alla ripresa della domanda, e anche il credito alle famiglie è in accelerazione.
Tali tendenze sembrerebbero piuttosto consolidate, con alte probabilità di proseguimento nel 2011.
Per maggiori approfondimenti e una chiara visione d’insieme dell’analisi effettuata si rimanda al sito di Banca d’Italia.
Inserito in giovedì, dicembre 9th, 2010
Sotto Banche e Istituti di Credito, Curiosità, Imprese | Nessun commento
Su Love2Recycle, il sito dedicato al servizio di rivendita e riciclo di cellulari usati direttamente online, da oggi è possibile rivendere oltre 100 modelli di telefonino.
Il database di cellulari presente su Love2Recycle è costituito dai modelli dei principali marchi di telefonia mobile che hanno fatto registrare le vendite maggiormente significative negli ultimi quattro anni. Seguendo la semplice procedura, potrete così rivendere online i vostri cellulari Apple, Nokia, Alcatel, Asus, HTC, LG, Motorola, Rim Blackberry, Sagem, Samsung, Sony Ericsson, Toshiba, ma anche Autres, Eten, Modelabs, Palm.
Per rivendere il proprio cellulare usato su Love2Recycle, dopo essersi registrati al sito basta cercare il modello del proprio telefonino nel database, scoprirne il valore e seguire facili istruzioni che consentono di usufruire del servizio.
Una volta avviata online la procedura di rivendita del cellulare, si riceverà a casa una busta pre-affrancata da utilizzare per l’invio del proprio cellulare a Love2Recycle, che si impegna ad acquistare e rigenerare gratuitamente tutti i cellulari facendosi interamente carico delle spese.
Dopo aver ricevuto il vostro cellulare, lo staff di Love2Recycle effettua il controllo di routine: se il telefono inviato è conforme alla dichiarazione fornita, riceverete il pagamento entro 10 giorni lavorativi, secondo la modalità prescelta e pari al valore del telefonino così come indicato sul sito.
Inserito in lunedì, novembre 22nd, 2010
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Accorgersi che la carta di credito non c’è più è un incubo, ma non sapere che fare in caso di smarrimento o furto può diventare un inferno.
Ecco alcune utilissime informazioni per evitare che altri possano utilizzare la tua carta di credito smarrita o rubata.

La prima cosa da fare è procedere al blocco della carta.
Per farlo è possibile rivolgersi alla propria banca, sia per telefono che di persona. La banca stessa provvederà ad avviare la procedura di blocco della tua carta di credito.
Tuttavia, è meglio prendere l’iniziativa e chiamare direttamente il numero verde della tua carta di credito, evitando così possibili ritardi e avendo la possibilità di avviare la procedura di blocco anche nei giorni del fine settimana.
Ricorda che esistono numeri verdi abilitati solo per chi chiama dall’Italia ed altri validi solo per coloro che si trovano all’estero. Prima di partire per un viaggio, sii sempre sicuro di avere con te il numero verde per bloccare la tua carta di credito dall’estero.
Quando contatti il numero verde per bloccare la tua carta di credito, ricorda di appuntarti la data e l’ora della chiamata, l’operatore con cui hai parlato e l’eventuale codice di blocco.
Se la tua carta di credito fosse abilitata anche per la funzione di Bancomat o PagoBancomat, dovrai attivarti per il blocco anche sul circuito Bancomat (link all’altro articolo).
Recati presso la centrale di polizia e sporgi denuncia circa la scomparsa/furto della carta di credito, ricordandoti ti farti rilasciare una copia della denuncia.
È necessario infine confermare la richiesta di blocco con raccomandata a.r. alla propria banca o alla società che ha emesso la carta di credito, allegando alla raccomandata anche una copia della denuncia.
Inserito in venerdì, novembre 12th, 2010
Sotto Conti Correnti, Credito, Curiosità | Nessun commento

Messiah, un gattone australiano con una padrona speciale ha ottenuto la sua carta di credito.
Una banca australiana ha ammesso di aver approvato la richiesta di una singolare cliente molto attenta alle esigenze del suo gatto.
La signora aveva fatto domanda all’istituto di credito di una carta di credito aggiuntiva appoggiata alla sua, ma a nome del suo micio, per mettere alla prova i sistemi di protezione di identità. A sorpresa, la banca ha accettato la richiesta e al gatto è arrivata la sua Visa regolare. Limite di utilizzo: 3300 euro al mese, da non spendere tutti in topolini.
Inserito in mercoledì, gennaio 10th, 2007
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Sono in crescita in Gran Bretagna le vendite di organi on-line per saldare i debiti.
Nonostante i divieti, un mercato nero internazionale di parti umane – spesso controllato dal crimine organizzato – fiorisce a causa della scarsita’ di donatori. Ecco quindi che i britannici si uniscono a quanti vendono reni, parti di fegato e degli occhi.
Un giornalista del Sun ha risposto ad un annuncio che apparentemente è sembrato simile a molti altri, ma in realtà offriva veri e propri organi: “maschio adulto, gruppo sanguigno 0+ vende….rene?.
Fintosi potenziale acquirente il giornalista ha avuto modo di gestire una vera e propria trattativa commerciale, analizzando e contrattando sui prezzi di listino: una cornea 30.000 euro, la stessa cifra per un pezzo di fegato, 75.000 per un rene.
Molti venditori di organi presenti sul sito vengono dai paesi poveri, come Filippine, Togo o Bangladesh. Ma un crescente numero si fa avanti da nazioni come GB, Usa, Australia e Francia. Si va da persone pesantemente indebitate, a gente che vuole pagare gli studi universitari al figlio: e’ il caso di una certa Tessy, dell’Illinois: ”Devo mandare i miei figli all’universita’, ma non posso permettermelo. Dono qualsiasi cosa”, ha scritto.
Inserito in mercoledì, gennaio 10th, 2007
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