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Mercato immobiliare USA: +5%, un risultato inaspettato

mercato_immobiliare_usaIl 2012 comincia all’insegna di un positivo miglioramento per il mercato immobiliare statunitense. Dopo la bufera del periodo 2007/2010 in cui il settore era stato artificialmente gonfiato del 14% – secondo quanto riportato dalle stime della National Association of Realtors – quest’anno il mercato immobiliare sembra aver ritrovato uno slancio positivo.

Il dato arriva dalla National Association of Home Builders, che misura la fiducia dei costruttori nelle condizioni di mercato. L’indice del mercato immobiliare NAHB ha mostrato un rialzo nel mese di gennaio di 25 punti rispetto ai 21 registrati nel mese precedente, assestandosi su livelli molto superiori rispetto alle attese degli economisti. Una tale crescita del settore non si riscontrava addirittura dal giugno 2007.

Il 2011 aveva visto rimbalzare i prezzi delle case americane con valori altalenanti fino a novembre; come confermato da analisi condotte dalla RE/MAX National Housing Report, successivamente il mercato immobiliare degli Stati Uniti aveva registrato una decisiva impennata nella vendita di immobili. In gran parte dovuto ad un minor volume di pignoramenti, il numero di case in vendita è sceso per il 18° mese consecutivo, ed è ora del 25,7% inferiore rispetto allo scorso anno.

I prezzi delle case sono rimasti per lo più inalterati rispetto a quelli rilevati a novembre 2011 e questo ha fatto sì che le compravendite di immobili restassero all’interno di un range piuttosto regolare.

Le vendite dello scorso dicembre hanno invece sorpreso molti analisti con un’impennata verso l’alto fino a raggiungere il tetto del 5,7%. Secondo Margaret Kelly – CEO di RE/MAX – “questo salto in avanti registrato a dicembre potrebbe essere dovuto ad un maggiore coinvolgimento degli investitori. Infatti, grazie a prezzi pari o prossimi al livello minimo di mercato e tassi di interesse altrettanto storicamente bassi, i consumatori stanno trovando un reale valore in questo mercato”.

Inserito in venerdì, febbraio 3rd, 2012
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Le quotazioni in Borsa di Apple segnano un nuovo record: superato il PIL greco

azioni_AppleNei giorni scorsi il valore delle azioni Apple ha raggiunto livelli record: gli indici azionari dell’azienda hanno fatto registrare infatti una serie di rialzi che hanno portato il valore di ogni singola azione a sfiorare i 400 dollari, per una capitalizzazione complessiva che sfiora i 400 miliardi di dollari.

Questi dati mostrano come l’azienda fondata da Steve Jobs sia una delle principali economie mondiali, presentandosi con un valore di mercato maggiore rispetto al prodotto interno lordo di diverse economie nazionali di rilievo.

Il dato che più colpisce è quello che emerge dal confronto tra il valore borsistico raggiunto dalla Apple e l’economia greca: complice la gravissima crisi finanziaria che l’ha colpita, la Grecia ha fatto registrare nell’ultimo anno un PIL di 318 miliardi di dollari, segnando un calo annuale del 5,5%. Apple, dal canto suo, presenta un valore complessivo che nell’ultima settimana di quotazioni ha sfiorato i 400 miliardi di dollari, complice la crescita del suo valore azionario pari al 4,69% che si è registrata nel 2011, rendendo di fatto l’azienda di Cupertino quella con le migliori perfomance nel segmento delle azioni hi-tech.

Le motivazioni alla base di questi risultati straordinari sono riconducibili a diversi aspetti: forse il principale, quando di parla di aziende quotate sui mercati, è la capacità di trasmettere fiducia agli investitori, che siano singoli individui, istituzioni finanziarie o investitori istituzionali. La qualità percepita dei prodotti Apple, la capacità di innovazione, il carattere da leader di mercato comunemente associato all’azienda probabilmente ha convinto i mercati che hanno puntato in maniera decisa sulle sue azioni. Curioso, ad ogni modo, il fatto che l’azienda da anni decida di non distribuire dividendi ai suoi azionisti, optando per un reinvestimento degli utili.

Dunque, la scomparsa di Steve Jobs non ha influito negativamente sui conti dell’azienda, forte di un risultato che la pone davanti a economie nazionali del calibro di Svizzera, Austria, Svezia.
In dieci anni la capitalizzazione dei titoli Apple si è moltiplicata per quaranta, passando dai circa 10 miliardi di dollari del 2002 ai quasi 400 miliardi di dollari di questi giorni. Solo nell’ultimo anno il valore delle sue azioni è cresciuto del 50%, a fronte di andamenti generali delle borse mondiali ben più negativi. Basti pensare che solo nel maggio del 2010 si è registrato il sorpasso in termini di capitalizzazione borsistica di Apple a Microsoft, con, rispettivamente, 222,07 miliardi di dollari contro 219,18. La crescita è proseguita e durante l’estate 2011 il suo valore è stato maggiore di quello dell’indice DJ STOXX relativo alle 32 più importanti banche europee. Infine, un incredibile aumento delle vendite (circa 100 miliardi di dollari), con le stime che parlano di 50 milioni di pezzi venduti tra iPhone e iPad solo nell’ultimo trimestre del 2011.

I possessori delle azioni Apple possono dunque gioire dei risultati aziendali, in attesa del lancio di nuovi prodotti e in attesa di vedere i risultati delle ultime iniziative, come il lancio di iBooks 2 per iPad, con il quale Apple si prepara a fare ingresso nel settore dell’editoria per la scuola.

Inserito in giovedì, febbraio 2nd, 2012
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Finanza: i titoli migliori e peggiori alla borsa di Milano nell’ultima settimana

borsa_milano2Vediamo insieme gli andamenti della Borsa di Milano nell’ultima settimana. Nella giornata di apertura della Borsa di lunedì 23 gennaio scorso, il mercato ha chiuso con un indice Ftse Mib pari a + 1,76% raggiungendo 15.907 punti mentre l’indice Ftse All share ha raggiunto quota 16.843 con rendimento a + 1,92%.

I titoli migliori sono risultati quelli bancari: Monte dei Paschi di Siena che ha registrato un rialzo pari a 14.04% a 0,26 euro, il titolo Unicredit ha raggiunto + 10.44% con una quota pari a 3,66, il titolo Ubi ha chiuso a + 5,89%, Mediobanca a+ 5,49% e Banca Intesa S. Paolo a +5,43%.

Anche i titoli legati ai comparti commerciali sono risultati i migliori sulla piazza Affari, infatti Italcementi ha registrato un valore pari a 6,86%, Finmeccanica ha raggiunto il 6,14%, Mediaset ha segnato un valore pari al 4,32% e Fiat industriali ha raggiunto il 4,11%.

A causa del decreto legato alla liberalizzazione, i comparti energetici sono risultati i titoli peggiori. Enel Green ha segnato una perdita dell’1,93%, Terna dell’1,32%, Enel dell’0,59%, Telecom Italia dell’0,91% e Telecom Italia Media dell’0,78%, oltre ad Ansaldo Sts con una riduzione pari all’1,28%.

La chiusura di borsa del 24 gennaio scorso ha registrato un lieve aumento dell’0,14%, dopo una apertura in negativo. Tra i titoli migliori troviamo Banca Popolare di Milano a 0,45 euro e Mps con un ulteriore incremento del 3,5%, mentre tra i peggiori Telecom Italia con una perdita del 4% e Stm con una diminuzione del 6%.

I titoli che nella giornata di 25 gennaio hanno avuto un rialzo sono stati Unicredit con il 5%, Banco Popolare con 11.69%, Banco Monte Paschi di Siena con 7,83% oltre a Diasorin con un rialzo al 7,07%. I peggiori sono risultati Eni con una perdita del 2,6%, Stmicroelec n.v con -2,82% e Tod’s con una perdita del 4,73%.

La chiusura del 26 gennaio ha determinato una crescita per i titoli di Unicredit per il 3%, BMP con 8,32%, Lottomatica con 0,08%, Generali Assicurazioni con il 2,59%, Unipol con 3,83%. I titoli peggiori sono risultati Fiat con un target price pari ad un calo di 3,90 euro, Sias con 9,80 euro, Stm con un calo a 8 euro e Telecom Italia con 0,86 euro.

La chiusura della settimina del 27 gennaio ha segnato un calodell’indice Ftse Mib a 1,02% e Ftse All Share a 1,06% . I titoli migliori sono stati Ferragamo con un + 7,1%, Finmeccanica con + 0,84%, Ansaldo con +1.48%, Mediaset con + 0,35% e Stm con +1,89%. I titoli peggiori sono risultati Unicredit con -4,5%, Fiat – 4,2%, Bpm – 3,4%, Mps – 3,3% e Pirelli con – 2,6%.

Inserito in martedì, gennaio 31st, 2012
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Mondo della Finanza: l’andamento generale dell’ultima settimana

mercati_finanziariI mercati finanziari nell’ultima settimana hanno avuto un andamento contrastante : dopo un buon inizio le varie borse hanno perso progressivamente un po’ di verve, chiudendo venerdì con il segno negativo.

La ragione è da individuarsi soprattutto nelle prese di profitto che si sono concentrate nelle ultime sedute, complici anche le performances poco brillanti e poco costanti di Wall Street. Settimana poco positiva anche per la borsa di Tokyo che ha dovuto digerire una serie di risultati negativi.

Le borse europee sono andate complessivamente bene, mettendo a segno una salita di circa 2%, considerando anche la chiusura in rosso dell’ultima seduta in cui abbiamo visto Cac40 chiudere con -1,32%, seguita da Londra dove il Ftse100 ha chiuso con -1,06%, poi Milano con il Ftse Mib che ha ceduto -1,02% ed infine Francoforte con il Dax30 che tiene meglio scendendo solo di -0,43%.

Tra i titoli che non hanno brillato ci sono quelli del settore auto, andati male su tutte le piazze. La Fiat ad esempio sembra non aver ancora dell’ufficializzazione dei lavori che il governo sta portando avanti per definire gli incentivi che dovrebbero far riprendere il mercato delle auto in Italia.

Male anche Telecom, sia per la comunicazione del calo dei dividendi, che per l’indecisione sull’emissione del prestito obbligazionario.

Per Piazza Affari hanno complessivamente retto bene i bancari, con Unicredit che ha concluso il collocamento dell’aumento di capitale.

La ripresa del settore bancario, che si è arrestata nell’ultima seduta, è da imputare comunque almeno in parte al miglioramento dello spread tra Bund decennali tedeschi e Btp a 10 anni, considerato che l’80% degli investimenti delle banche sono in Titoli di Stato italiani. Infatti questa settimana le cose sono andate molto bene per il Tesoro: dopo il collocamento di tutti i Ctz senza difficoltà, sono stati piazzati anche 11 miliardi di Bot a 12 mesi.

Inoltre lo spread che ha iniziato la settimana sopra quota 460, è andato sotto la soglia dei 400 punti, per poi tornare di nuovo a quota 400.

Ma la prossima settimana ci sarà una prova importante: l’asta dei Btp a 10 anni, che permetterà di capire se c’è stata finalmente un’inversione di trend.

I mercati finanziari nell’ultima settimana hanno visto andare bene anche gli energetici con la quotazione del petrolio che ha cominciato a risalire, chiudendo la settimana sopra quota 110 dollari al barile.

Bene la Snam per la borsa italiana, in attesa che si concluda l’affare con la rete tedesca EoN.

Infine, sul mercato delle valute, l’euro dopo un lungo periodo di trend negativo, ha ritrovato la strada della salite, mentre le quotazioni dell’oro hanno raggiunto i massimi dopo 7 settimane.

Inserito in lunedì, gennaio 30th, 2012
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Costa crociere: il titolo in borsa dopo il disastro

quotazione_costa_crociereIl naufragio della Costa Concordia ha avuto pesanti ripercussioni negative sul titolo azionario del gruppo Carnival, proprietario di Costa Crociere. La società avente sede a Miami è quotata sui listini americani, sul Nyse di New York e alla Borsa di Londra, vale a dire su alcune delle più importanti piazze finanziarie del mondo.

La rilevanza data alla tragedia della Costa Concordia dai media di tutto il mondo ed i danni economici reali prodotti dal naufragio stanno condizionando seriamente l’andamento dei titoli della società Carnival. L’attività degli investitori finanziari viene influenzata negativamente anche dalla considerazione che il disastro navale si è verificato proprio all’inizio della stagione delle prenotazioni delle crociere.

Nei giorni immediatamente seguenti alla tragedia, il titolo del colosso crocieristico americano ha raggiunto, alla borsa di Londra, punte di perdita del 23%. Alla riapertura dei mercati subito dopo il naufragio, il valore del gruppo è sceso, al London Stock Exchange, sino ad un minimo di 1.730 pence ad azione per poi risalire leggermente ed assestare le perdite alla soglia del 18%.

La società Carnival, in una nota ufficiale, ha comunicato di avere stimato il valore dei mancati profitti conseguenti al naufragio, per il 2012, tra gli undici e i dodici centesimi di dollaro ad azione, vale a dire, complessivamente, un ammontare compreso tra gli ottantacinque e i novantacinque milioni di dollari.

All’inizio della scorsa settimana, la nota società finanziaria JPMorgan ha proceduto al downgrade di Carnival, da “overweight” a “neutral”, portando l’utile stimato nell’anno fiscale 2012, da 2,73 a 2,16 dollari per azione. Il prezzo target del titolo è stato ridotto da 38 a 30 dollari.

Considerato che nel 2010, l’Europa rappresentava il 38% dei redditi di Carnival e che Costa Crociere è il soggetto più importante attivo nel vecchio continente, il danno per la società americana è decisamente significativo.

Ai mancati profitti devono essere aggiunte altre perdite, tra le quali, in primo luogo, la disdetta di tutti i viaggi già prenotati proprio sulla Costa Concordia. Si stima che i profitti della società Carnival caleranno nel 2012 di circa duecento milioni, tra i quali sono compresi sia i mancati ricavi, sia le spese connesse alle operazioni di recupero e salvataggio. Tra i costi da tenere in considerazione, non vanno certamente trascurati quelli relativi alle perdite assicurative (ipotizzati fra i cinquecento milioni e un miliardo di dollari, a seconda dei reclami che giungeranno alla società) e alle spese necessarie per evitare il disastro ambientale intorno all’Isola del Giglio.

In linea generale, la tragedia della Costa Concordia colpisce l’intero settore delle crociere turistiche in un momento di faticosa ripresa dopo il difficile biennio 2008-2009. Gli addetti ai lavori temono una psicosi da crociera, paventando un crollo complessivo delle prenotazioni. Nei primi giorni successivi al disastro, anche il titolo azionario Royal Caribbean Cruises è stato interessato da un forte calo percentuale del (6,19%), a testimonianza della fondatezza dei timori degli esperti.

Inserito in lunedì, gennaio 30th, 2012
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Mondo della Finanza: le novità dell’ultima settimana

andamento-mercati-finanziariLa settimana economica è cominciata con il timore che il taglio di Standard & Poor’s, effettuato venerdì scorso, si ripercuotesse sull’andamento dei mercati finanziari. Un rating portato a BBB+ per l’Italia, a cui è seguito, a metà della settimana appena conclusa, l’annuncio da parte dell’agenzia Fitch sulla possibilità di un loro taglio di due notch.

Escludendo l’eventualità di un default, in quanto l’Italia è considerata “too big to fail”, e riconoscendo l’incoraggiante inizio del governo Monti, l’agenzia di rating ha evidenziato che il downgrade potrebbe arrivare per le mancanze dell’esecutivo precedente riguardo alle manovre economiche, che avrebbero dovuto essere effettuate in un periodo meno complicato dell’attuale e che hanno fatto perdere credibilità al nostro paese nei confronti degli altri Stati.

La sforbiciata ai danni del rating dell’Italia, e di altri 6 paesi europei, non è stata l’unica notizia destabilizzante della settimana, in quanto le due agenzie di rating sopra citate hanno definito praticamente inevitabile e imminente il default della Grecia.

Se le notizie in questione avrebbero potuto terrorizzare le borse ciò in realtà non è avvenuto, infatti l’andamento dei mercati finanziari nell’ultima settimana ha risentito poco o niente di questi tagli e hanno evidenziato buoni segnali di ripresa.

Lo spread fra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani è andato in costante calo per tutta la settimana, passando da un valore di circa 485, toccato lunedì, a un valore intorno ai 430 punti di venerdì, rispondendo con positività alla recente previsione di recessione del Fondo Monetario Internazionale e portando il rendimento di un Btp a 10 anni al 6,28%. I mercati sembrano fiduciosi in vista della riunione dell’Eurogruppo di lunedì e del summit europeo programmato per fine mese.

Gli indici europei sono stati caratterizzati da una forte, e ormai usuale, volatilità, ma si è assistito a un sostanziale recupero con chiusure settimanali sopra la parità. Nonostante un’ultima giornata piatta il FTSE MIB ha chiuso con un +4,14% rispetto alla settimana precedente e sono stati proprio i titoli bancari, che di rimando avrebbero dovuto soffrire di più del taglio del rating, a sostenere spesso le singole sedute. Lo scenario nel prossimo futuro è moderatamente positivo e potrebbe esserci una consolidazione a 15.700 punti.

Anche i maggiori mercati europei hanno chiuso con un’ultima giornata di contrattazioni in parità o lievemente negativi, ma possono vantare, in linea con l’Italia, performance settimanali ampiamente positive. Il Dax a +4,25%, Parigi a +3,91%, e Londra a +1,63%.

Meno evidenti  ma comunque positive le performance settimanali di New York, con il Dow Jones a +2,40% e trascinato dai titoli tecnologici, e del Nikkei di Tokio che chiude a +3,13%.

Ultime considerazioni sul petrolio, con il costo del barile in calo del 2,32% nell’ultima settimana, e sull’euro che rispetto a sette giorni fa chiude in rialzo del 1,03% sul dollaro.

Inserito in lunedì, gennaio 23rd, 2012
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Borsa di Milano: i titoli migliori e peggiori della settimana appena trascorsa

andamento-titoli-Borsa-MilanoL’apertura dei mercati di lunedì scorso è avvenuta con la preoccupazione che i titoli della Borsa di Milano potessero subire un pesante contraccolpo derivante dal taglio effettuato da Standard & Poor’s e che ha abbassato il rating dell’Italia a BBB+.
Nonostante una forte volatilità, ormai abbastanza normale in questi tempi di crisi finanziaria, gli indici italiani hanno chiuso la settimana in positivo di oltre il 4%. Una notizia confortante e che nel breve periodo dona un po’ di fiducia, soprattutto se unita al fatto che lo spread, nell’ultima settimana, è costantemente sceso fino a circa 430 punti.
Fra i titoli migliori della Borsa di Milano quello con la migliore performance settimanale è stato sorprendentemente Dmail Group, che ha chiuso le contrattazioni a 2,65 euro e con un +48,04% rispetto a sette giorni prima. L’azienda specializzata in gadgets e oggettistica ha già guadagnato, nell’ultimo mese, oltre l’80%, ma in una nota ha annunciato che non ci sono novità societarie che possano giustificare un simile rialzo; rialzo in corso nonostante un accertamento fiscale in atto su Buy On Web S.p.A., società in liquidazione appartenente al Gruppo.
Nonostante i loro rating verranno presto adeguati a quello dell’Italia, i titoli bancari non hanno risentito del taglio e hanno generalmente fornito buone prestazioni. Al secondo posto dei migliori titoli settimanali, al primo per l’indice FTSE MIB, troviamo quindi Banca Popolare Milano, che ha chiuso a 0,38 con un +26,37% settimanale grazie al traino del settore e alle dichiarazioni di Filippo Annunziata circa una possibile soluzione in merito alla questione del prestito convertendo.
Terzo posto assoluto per Delclima. La debuttante di inizio anno è ancora sotto i prezzi di collocamento, ma ha chiuso la settimana con un +22,41% grazie anche alla copertura di Deutsche Bank.
Ottime prestazioni anche per Arkimedica (+19,01%), Safilo Group (+17,48%) e, fra le Blue Chips, Finmeccanica (+14,40%), Fiat (+13,62%), Unicredit (+13,57%), Stmicroelectronics (+12,87%), Banco Popolare (+11,66%), Intesa Sanpaolo (+11,37%) ed Exor (+9,84%).
Fra i titoli peggiori della Borsa di Milano al primo posto troviamo Maire Tecnimont, che chiude con un -16,83% settimanale a causa degli tagli sul giudizio da parte di Intermonte, Banca Akros e Mediobanca. Seguono a ruota Meridiana Fly (-14,17%) e Piquadro (-13,31%).
Fra i titoli dell’indice FTSE MIB la peggiore performance settimanale si è avuta su Snam, che ha chiuso con un -2,74% a 3,264 euro. La società di trasporto e stoccaggio del gas ha risentito della ormai certa decisione del Governo di scindere Snam da Eni e dell’incidente occorso al metanodotto La Spezia-Corte. Chiusura con segno negativo, riferito alla performance settimanale, anche per Telelecom Italia (-2,42%), nonostante un miglioramento del giudizio da parte di Credit Suisse e Ubs. Chiusure in negativo, pur se di poco, anche per Enel Green Power, Enel, A2A, Campari e Terna.

Inserito in lunedì, gennaio 23rd, 2012
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Cosa significa spred? Una piccola guida per capirne il significato

guida-allo-spread-Btp-BundLo spread è un termine usato, ma ultimamente sarebbe meglio dire abusato, in economia, ed il suo significato è estremamente semplice. 
In inglese spread significa ‘differenza’, e non ha un’accezione univoca, per cui quando si parla di andamento spread tra Btp e Bun si intende la differenza tra i rendimenti dei Titoli di Stato Poliennali a 10 anni italiani, rispetto agli omonimi tedeschi.

Invece, quando si parla di spread nei mutui si intende semplicemente la differenza tra il tasso complessivamente pagato dal mutuatario e il tasso di riferimento applicato (ad esempio euribor a 3 mesi), e che indica il guadagno netto della banca nell’erogazione del mutuo. 
Ma i due concetti non vanno assolutamente confusi tra di loro, e non hanno alcun aspetto da condividere.

Tornando allo spread Btp-Bund, perché l’andamento in salita crea molta preoccupazione? Perché è indicatore di due aspetti molto importanti in termini economici. 
Il primo è riferito al livello di fiducia, o di sfiducia, che i mercati finanziari nutrono nei confronti dello stato di salute finanziaria di uno Stato: se l’andamento spread sale allora aumenta, secondo il giudizio dei mercati, il rischio di default. 
Quindi se la fiducia è bassa, lo Stato per finanziarsi dovrà proporre dei Titoli di Stato con delle cedole molto elevate, secondo la regola che più è alto il rischio e più alto deve essere il rendimento, legato ad un titolo, perché ci si senta disposti a correre quel livello di rischio. 
Se ci si sta domandando quale possa essere il rischio legato ad uno Stato la risposta è semplice: l’impossibilità di pagare le cedole dei propri Titoli di Stato, o addirittura provvedere al loro stesso rimborso.

Invece se il mercato considera uno Stato solido dal punto di vista economico, allora i suoi Titoli di Stato sono affidabili, spesso considerati beni rifugio, specialmente nei periodi di crisi (quando le scelte scarseggiano), e quindi quello Stato dovrà pagare dei rendimenti molto bassi, perché comunque i Titoli saranno facilmente collocati. 
Ciò produce un effetto paradossale, poiché chi è giudicato poco solvibile (a rischio di default) dovrà indebitarsi sempre di più (pagando rendimenti via via maggiori), mentre chi è economicamente solido vedrà un accesso al debito ulteriormente agevolato.

Allora perché  l’andamento spread tra Btp e Bund continua a salire? Perché lo Stato italiano è costretto a proporre cedole sempre più alte per attirare la domanda, mentre i titoli di Stato tedesco sono considerati beni rifugio, il che fa abbassare invece i rendimenti che il governo deve pagare, poiché la domanda eccede l’offerta. 
Invece per quanto riguarda il calcolo dello spread, bisogna prendere i Btp italiani a 10 anni e gli omonimi tedeschi. 
Si deve quindi calcolare il rendimento a scadenza per i primi, e poi il rendimento a scadenza per i Bund. 
Dopodiché viene fatta una semplice operazione di differenza. 
Ed è questa differenza che costituisce lo spread.

Inserito in giovedì, gennaio 19th, 2012
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Borsa di Milano: i titoli migliori e peggiori del 2011

titoli-Borsa-Milano-2011L’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato da una accentuazione della crisi, che sta avendo pesanti ripercussioni sull’economia mondiale. Quasi tutte le borse del globo hanno avuto andamenti significativamente negativi e Borsa Milano, anche per la recente identificazione della crisi con il nostro paese, figura fra le piazze che hanno sofferto di più.

FTSE Mib ha perso nel 2011 il 25,2%, riuscendo a fare peggio dell’anno precedente, in cui la perdita complessiva si era assestata al 13%. Nel periodo in esame l’indice ha oscillato tra un massimo di 23.178 punti, raggiunto il 17 febbraio, e un minimo di 13.474 punti, toccato il 12 settembre.

La maglia nera del listino se l’aggiudica Finmeccannica che ha registrato, dall’inizio dell’anno, una perdita pari al 66,40% del suo valore. I motivi di questo tracollo vanno ricercati nei risultati negativi dovuti ai tagli imposti alla difesa dai paesi clienti della società, alle dimissioni del presidente Pier Francesco Guarguaglini e alla decisione di non distribuire dividendi per l’esercizio 2011.

Fra i titoli azionari di Piazza Affari che seguono a ruota Finmeccanica, nella non invidiabile classifica dei peggiori dell’anno, figurano quattro istituti bancari che, più di altri, hanno patito il difficile quadro economico e sofferto dell’incremento dello spread fra Btp e Bund tedeschi, il quale ha creato pressione sulle rispettive emissioni obbligazionarie. Banca Mps ha chiuso a -64,97%, Banca Popolare di Milano a -63,89%, Banco Popolare a -59,31% e Unicredit a -58,53%.

Fra le motivazioni di questi cali, oltre a quelli già descritti, va evidenziato anche un aumento di capitale per le prime tre, mentre su Unicredit, la cui ricapitalizzazione è iniziata nei primi giorni del 2012, pesa anche un giudizio negativo nei confronti dei conti e delle strategie societarie, oltre che di una fiducia ormai scesa ai minimi storici nei confronti dei vertici societari e, soprattutto, di Federico Ghizzoni. Una fiducia minata più volte da dichiarazioni incongruenti e dal fatto di aver negato almeno fino a ottobre un aumento di capitale, ora in atto, che sembrava invece inevitabile.

In uno scenario così negativo di Borsa Milano si inseriscono comunque cinque titoli che, nonostante il complessivo andamento negativo dell’indice FTSE Mib, hanno chiuso l’anno con segno positivo. Evidenziando che, fino al delisting di ottobre, Bulgari è stata la società con la migliore performance, è Lottomatica il miglior titolo 2011, con un incremento del 25,18% grazie a buoni risultati ottenuti su giochi e lotterie, anche online.

Segue in questa classifica la sorpresa Salvatore Ferragamo, il quale ha esordito fra i titoli azionari di Piazza Affari il 29 giugno e che chiude l’anno con un +13,11%, grazie a un aumento di utili e ricavi per, rispettivamente, il 85% e 27,6%.

Segue, come terzo miglior titolo del 2011, Impregilo, che chiude con un +12,87% e che vede rafforzarsi il suo ruolo nella costruzione di nuove infrastrutture grazie al fatto di essersi aggiudicati nuove commesse, soprattutto nel sud dell’Italia.

Agli ultimi due posti di questa onorevole classifica troviamo Pirelli, +7,52%, e Campari, +5,65%. Per i primi la buona performance e spiegabile grazie a buoni risultati e a un ampliamento del piano industriale, che prevede un incremento della produzione e della distribuzione, soprattutto nei paesi emergenti. Campari invece ringrazia i buoni risultati, un aumento delle stime degli analisti e l’estensione in mercati strategici come la Russia.

Inserito in mercoledì, gennaio 18th, 2012
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SpendereMeglio, il blog che ti fa risparmiare

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Inserito in lunedì, giugno 7th, 2010
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