Lavoro nero: la piaga dell’Italia

Lavoro nero: la piaga dell’Italia

Quasi tre milioni di persone lavorano senza un contratto regolare

Come ben si sa il lavoro nero è una piaga che purtroppo in Italia è sempre più diffusa. Le ultime stime ufficiali raccolte parlano di un esercito di quasi 3 milioni di persone che sono costrette al lavoro nero in Italia per mancanza di alternative regolari. Si calcola che le percentuali di lavoro sommerso nel nostro Paese arrivino a sfiorare il 12,3% del totale. Il settore che vede la maggior concentrazione di lavoratori in nero è da sempre l’agricoltura, dove si calcola che almeno il 25% dei lavoratori non sia stato messo in regola; l’industria si conferma invece il settore in cui l’incidenza è più bassa, solo il 6% stimato.

La causa a cui si imputa solitamente una così alta diffusione del lavoro nero è il costo della forza lavoro, che in Italia raggiunge livelli molto elevati facendo piazzare il nostro Paese al primo posto in questa speciale classifica. La crisi economica ha spinto molte aziende ai licenziamenti e coloro che son rimasti senza lavoro devono ingegnarsi facendo anche lavori in nero, piuttosto che restare in attesa di qualche chiamata che, il più delle volte, tarda ad arrivare o non arriva proprio. Ed è questo il dato più preoccupante: la mancanza di fiducia nel mondo del lavoro, ha spinto il 30% dell’esercito dei disoccupati a smettere anche di cercarlo un posto di lavoro, nella più totale rassegnazione dopo mesi e mesi di ricerche vane.

Il lavoro nero è quindi spesso una necessità, un bisogno, ma ciò non toglie la sua illegalità: la denuncia del lavoro nero va sempre e comunque sporta e chi si cimenta in questo tipo di lavoro o chi lo offre, è passibile di sanzioni per lavoro a nero.

Lavorare in neroLe prospettive future, per il momento, non sono rosee: l’Italia è in piena fase di crisi e non si riesce a trovare in bandolo della massa per districare una situazione così grave e pericolosa: una delle soluzioni, forse l’unica, sarebbe quella di offrire agevolazioni alle imprese che intendano assumere nuova forza lavoro, specialmente tra i giovani e gli over 50, le fasce maggiormente colpite dalla crisi, garantendo la possibilità di effettuare assunzioni con costi ridotti per la forza lavoro, in modo tale da incentivare le aziende ad assumere e non a licenziare, ma questa soluzione sembra essere lontana nel clima di profondo disagio che stiamo vivendo in Italia, anche se ci si auspica di arrivare presto a delle soluzioni che vengano incontro sia alla forza lavoro che alle imprese, per risanare la situazione economica italiana.



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